In questi giorni ho avuto modo di leggere il libro “Il dramma del bambino dotato e la ricerca del vero sé” di Alice Miller, edizioni Bollati Boringhieri.

Testo, che pone l’accento sui bisogni non riconosciuti del bambino: dalle gravi violazioni, a negazioni e derisioni più sottili, ma non per questo meno violente. Il libro presenta atteggiamenti, che negano il naturale sviluppo del sé del bambino che, per non perdere l’amore (ignorante), sua unica sicurezza di vita, si adatta alle frasi inadeguate, ai rimproveri, alle umiliazioni…inibendo parti di sé.

Mi rendo sempre più conto, che il contesto famigliare sia il nostro campo evolutivo primario, anche quando si hanno genitori che fanno di tutto per il nostro bene… ma chi lo sa davvero cosa sia il bene per un ‘anima in cammino? A parte le questioni pratiche, di ordinaria importanza… il bene, capace di evolvere ciò che si è, non lo insegnano a tutti, la cerchia è ancora ristretta e quindi si riceve in proporzione a ciò che mamma e papà hanno accolto nella loro esperienza di figli…amati ignorantemente.

Si arriva così al punto di avere madri e padri da onorare. Verbo interessante, vero?… Amare, in taluni casi, è forse chiedere troppo, sebbene le lezioni più dure da imparare sono quelle che, se in-te-grate, ci rendono più vasti nel cuore e nella coscienza.

Onorare, non ha a che fare con la riverenza, la stima, il rispetto… è una dichiarazione di indipendenza, che a un certo livello esistenziale mette in relazione i due emisferi – Padre e Madre, Sole e Luna – generando coerenza tra il pensiero analitico e l’intuizione.

Onorare il Padre e la Madre è un volo ad ali spiegate, che ci permette di vedere dall’alto tutto il disegno delle sofferenze entrate a far parte della nostra vita, come se fossero intrinseche e finalizzate necessità, utili a implementare il nostro processo evolutivo… perché pare, che nella sola gioia non si riesca a sviluppare granché, a causa della natura umana.

Chi resta con i piedi “a terra”, nel ruolo di figlio, nonostante l’età adulta, si radica anziché volare e continua a fissare (e perpetuare) una porzione del proprio disegno, senza ricevere quella benedizione che ci designa, ci sprona verso altri ruoli e aspetti di noi stessi… benedizione, che arriva come un’espansione di coscienza per poter dire a chi ci ha messo al mondo:

“Vi onoro, anche per questo ruolo infelice e gravoso che hai/avete portato nella mia esistenza. Grazie a questo, ho compreso che… e posso procedere nella mia vita, senza più questo condizionamento-programma esistenziale. Io mi libero, con un atto di volontà e amor proprio: un amore saggio, ben diverso dall’amore ignorante ricevuto, nostro malgrado.”

Atto di libertà, che può diventare esperienza di vita anche per i genitori…con la dovuta introspezione.

L’Amore saggio è quella Forza Vitale, espansiva, che emana da sé e ritorna a sé, amplificata.

Qualcuno lo chiama Cristo, altri Primario Raggio Blu Cosmico, altri ancora amor proprio, come quello che suggerisce di amare il prossimo, come se stessi. Un buon inizio.

La fine, più conosciuta come illuminazione, Monte della Trasfigurazione, connessione cosmica… accompagna la visione in uno stato di comprensione extra-ordinario, dilatato, super cosciente, grazie al quale, la mente coglie il Disegno, in cui il proprio disegno è immesso, non più fine a se stesso, bensì allineato e inserito nella Vita Una, dalla quale tutto scorre e ritorna, con sommo e saggio Amore.

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