Fondazione Lac o Le Mon, San Cesario di Lecce, Puglia, 2019 | A cura di Emilio Fantin
In questo contesto, Mya Lurgo ha partecipato con l’esperimento La persistente inFormAzione determina la Forma, svolto insieme agli artisti in residenza.
L’esperimento, riproposto successivamente a Lugano il 21 novembre 2019 in una residenza privata, nasce dal desiderio di interrogare la possibilità di intra-vedere a occhi chiusi alcuni elementi formali di un’opera non visibile, attraverso un esercizio di espansione volontaria del Campo del Cuore.
L’esperimento indaga la possibilità che la forma visibile di un’opera non sia soltanto un dato esteriore, ma l’esito di una matrice informante: un campo di intenzione, energia e struttura che precede e sostiene la sua manifestazione fisica.
L’ipotesi di partenza è che la persistente inFormAzione possa determinare la Forma: ciò che insiste interiormente, nel tempo, tende a organizzarsi, imprimersi e manifestarsi.
In questa prospettiva, l’opera non viene considerata soltanto come oggetto da osservare, ma come campo da ricevere. Il partecipante non è invitato a interpretare ciò che vede, ma a verificare se, in assenza della visione ordinaria, possano emergere segni, direzioni, punti, linee o configurazioni affini alla struttura dell’opera nascosta.
Questa ricerca si colloca in continuità con una domanda antica: la forma esteriore è soltanto apparenza, oppure manifesta una realtà interiore?
Jacob Böhme, filosofo, mistico e teosofo luterano, sostiene che ogni cosa creata porta nella propria immagine esteriore il segno della sua forma interiore. L’interiore tende a manifestarsi; la forma visibile diviene quindi traccia, segnale, rivelazione di una potenza invisibile.
In questo senso, l’esperimento non intende dimostrare in modo conclusivo una facoltà straordinaria, ma aprire una ricerca artistico-percettiva sull’Archetipo della Forma, inteso in senso platonico come principio, matrice o essenza sostanziale delle cose sensibili.
L’esperimento ha avuto inizio con l’opera One Way, Wu Wei, coperta da un telo.
Ai partecipanti sono stati comunicati unicamente il titolo dell’opera e il relativo concept, mantenuto come intento stabile durante l’intero processo creativo. L’immagine dell’opera, invece, è rimasta nascosta.
Concept dell’opera: One Way, Wu Wei si presenta come un’apparente dualità di forme.
L’opera interroga l’inganno percettivo generato dai sensi e la possibilità di oltrepassare una visione frammentata dell’esistenza.
Il titolo richiama il principio taoista del Wu Wei, l’azione senza forzatura: una via non segnata da strade o passi, perché la Via dell’Amore non procede per separazione, ma per presenza onnipervasiva.
La Via dell’Amore diviene apertura verso un’Era dell’Arcobaleno: ciascuno con il proprio colore, ma tutti integrati nell’A-MORS, l’assenza di morte.
Mya Lurgo, One Way, Wu Wei, 2019, tecnica mista su tela, diametro 20 cm
L’esperimento è proseguito attraverso un esercizio ricevuto mediante scrittura meditativa, finalizzato a intra-vedere con il Campo del Cuore.
Chiudere gli occhi.
Respirare attraverso il cuore.
Dilatare il Campo del Cuore, battito dopo battito, come un grande schermo o un foglio bianco interiore. In questo spazio vuoto, lasciare accadere i primi segni suggeriti dall’immaginazione ricettiva, mentre viene riletto l’intento dell’opera.
Riaprire gli occhi e abbozzare sul foglio fisico i primi segni intravisti nello schermo interiore.
Richiudere gli occhi e riprendere la dilatazione del Campo del Cuore. Osservare se compaiono altri di-Segni: linee, punti, direzioni, pieni, vuoti, campi cromatici o strutture.
Ascoltare nuovamente l’intento creativo, poi riaprire gli occhi e tracciare sul foglio i nuovi elementi percepiti.
Chiudere gli occhi un’ultima volta.
Dilatare il cuore attraverso il respiro e osservare con maggiore attenzione le forme che emergono nel campo visivo interiore. Dopo l’ultimo ascolto dell’intento creativo, riportare sul foglio la configurazione finale pre-vista.
I partecipanti hanno sperimentato l’esercizio per la prima volta, senza un allenamento specifico alla pratica della visione del cuore. L’obiettivo non era verificare una capacità già sviluppata, ma osservare quali informazioni potessero emergere in una prima esperienza condivisa, attraverso un metodo semplice di ascolto, respirazione e percezione interiore.
Alcuni partecipanti hanno intra-visto la divisione della tela in due campi; altri hanno percepito puntini, linee, direzioni o elementi compositivi riconducibili alla struttura dell’opera One Way, Wu Wei.
Nel complesso, diversi aspetti basilari dell’opera sono emersi nei disegni e nelle impressioni raccolte, suggerendo che la pratica potrebbe essere ulteriormente approfondita e affinata attraverso l’esercizio.
Questi risultati non vengono presentati come prova scientifica definitiva, ma come indizi di una ricerca in corso: un’indagine sull’opera come campo informato, sull’immagine come forma ricevibile e sulla percezione come facoltà allenabile oltre il solo sguardo fisico.
Resta aperta una domanda centrale:
Il Campo del Cuore, in un’esperienza condivisa, è una dimensione soggettiva, oppure può configurarsi come campo comune tra più partecipanti?
Questa domanda orienta gli sviluppi successivi della ricerca, in particolare verso esperimenti con target ciechi, codici anonimi, immagini di controllo e condizioni capaci di distinguere meglio tra interpretazione personale, influenza dell’artista e possibile campo informato dell’opera.
La sede della Fondazione, la Casa Cafausica, dove si svolgeranno le attività, è un suggestivo grande casale dell’inizio del Novecento, di altissima qualità costruttiva, rimasto sostanzialmente integro dal momento della sua edificazione. La Casa è circondata da un ampio parco di circa due ettari con alberi di alto fusto, ulivi e alberi da frutta, ed è affiancata da un hortus conclusus con agrumeto. Casa e parco costituiscono il sito ideale per la creazione di “comunità temporanee” che possano proporre pratiche conoscitive e condividere progetti artistici, e insieme sperimentare forme di vita che non rispondano né alla logica produttivistica né a quella della vacanza, né all’efficientismo né all’inerzia, ma che siano invece basate sulla circolazione di saperi, risorse, attitudini, abilità.
