HERE&NOW

You art the Space, You art the Now

Serie Out of the Blue_NETWORK

HERE&NOW si sviluppa come duplice percorso: un’operAzione sui social media e un’installazione sonora di Land Art. Due alberi dialogo, uniti da una graffa monumentale in legno o metallo scuro che incornicia il sentiero: un portale che non chiude ma spalanca. Flusso e bosco sono i binari in cui la vita accade, ma il bosco di HERE&NOW non è un santuario geografico: è un bosco qualsiasi. Due alberi che sostengono la graffa diventano il prototipo di ogni incontro possibile; l’installazione sonora invita a indugiare finché il confine tra l’Io e il fuori non svanisce, vibrando all’unisono.

La coppia di parentesi graffe che appare nei reel non traccia un confine: apre un contesto di legittimazione.

{ HERE YOU CAN… }

Dentro questa graffa, YOU non indica un individuo isolato, ma la coscienza che rende presente. La graffa apre una soglia spazio-temporale: ci riporta a più vita, più gioco, più poesia — con lo stesso impeto che fa sbocciare il fiore anche nel campo minato.

L’affermazione che guida il progetto — You art the Space. You art the Now. — recupera la coniugazione arcaica del verbo essere (thou art / you are) e ne accoglie l’ambivalenza: essere e creare. Essere è creare. YOU è la coscienza stessa: quello Spazio e quell’Adesso in cui la Vita si manifesta come miracolo (dal lat. miracŭlum), «cosa meravigliosa» che eccede le normali prevedibilità dell’accadere, oltre i luoghi comuni e i confini.

Da questa angolazione, HERE&NOW si interroga sui luoghi del rito: dove avviene il sacro e che cosa lo rende tale? La graffa risponde con un gesto poetico e visivo che si fa rito. Ma perché deterritorializzare il sacro? La storia risponde: Gerusalemme, Ayodhya, il Santo Sepolcro, la Mecca, il Tempio della Roccia — luoghi che dovrebbero elevare lo spirito ma che, territorializzati, generano conflitto. Trasformati in simboli di appartenenza esclusiva, tradiscono la loro funzione. Ciò che inquieta è che né la fede né l’amore sono bastati a disinnescare la conversione del sacro in possesso e ostilità.

Il progetto dialoga con Byung-Chul Han nella sua diagnosi della crisi dei riti — pratiche capaci di creare comunità anche senza comunicazione — e tenta di inaugurare un rito minimo proprio nei social: luogo del consumo che si fa spazio di sosta. Il rito si compie nell’azione: aprire la graffa nei commenti, completarla con una parola, viverla davvero e farla circolare. Scrivere { } non è digitale, è un atto di resistenza al flusso dello scrolling.

Aprire una graffa significa ritagliare, HERE&NOW, una porzione di Spazio e di Adesso per sé e per tutti: siamo tutti YOU — figli delle stelle e delle migrazioni — e questa graffa è un portale attivo di coscienza e presenza.

{ HERE YOU CAN… PRAY, PLAY, REST, FORGIVE… }

Da qui la tesi: non esistono luoghi sacri “in sé”, ma atti di presenza che rendono sacro ciò che incontrano.

La graffa diventa così un tempio prêt-à-porter: un perimetro portatile che legittima il sacro ovunque si trovi una coscienza presente. Non è un simbolo da guardare, ma un varco da attivare: nel bosco come sullo schermo, la graffa è la firma di chi è Presenza.

Da questa pratica può nascere una nuova comunità: non basata sul possesso di un suolo, bensì sul riconoscimento della sacralità di ogni YOU.

Temp(i)o dell’ascolto. Temp(i)o dell’accoglienza. Temp(i)o del ritrovo.

HERE&NOW non propone un’utopia senza luoghi, ma una spiritualità senza strutture né sovrastrutture: una soglia oltre la quale il sacro viene immaginato oltre l’architettura e i confini geografici, per essere vissuto in coscienza — come tempio interiore. Non contro i templi, ma contro il loro uso come certificazione dell’interiore; non contro la tradizione, ma contro la sua riduzione ad appartenenza spettacolare; non contro il rito, ma contro la sua trasformazione in prova sociale.

HERE&NOW nasce ispirato alle Idee platoniche di Bene, Bello e Giusto, accessibili a tutti e non circoscritte a un perimetro. Propone così di deterritorializzare il sacro, riportandolo “a casa”, nella coscienza dell’essere umano: quel tempio (Space) che è anche tempo (Now).

Non ci sono case felici, ma persone felici di essere casa.

Non ci sono santuari felici, ma menti in ascolto.

Non ci sono ragioni sacre, ma cuori in pace.

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