ARCHITETTURE DELLA COSCIENZA

acentrismo, superconscio e ARTE DELLO SPIRITO

Il lavoro di Mya Lurgo si configura come un sistema evolutivo della coscienza: un’architettura esperienziale in cui l’opera non è mai fine a sé stessa, ma dispositivo conoscitivo e soglia percettiva.
L’arte non è intesa come produzione di forme o veicolazione di contenuti, bensì come pratica trasformativa capace di rendere visibile un processo invisibile di maturazione dell’essere.

La ricerca si articola in tre ambiti interdipendenti — acentrismo, Out of the Blue e ARTE DELLO SPIRITO — che non corrispondono a fasi cronologiche né a linguaggi successivi, bensì a stati operativi di coscienza, generativi l’uno dell’altro.
Ogni ambito integra il precedente, lo attraversa e lo riassorbe in un livello più profondo di presenza e di coerenza interiore.

In questo continuum, l’opera non si offre come oggetto da interpretare, ma come campo di risonanza: manifestazione visibile di un processo interiore e, al tempo stesso, spazio esperienziale aperto a chi la attraversa.

ACENTRISMO – La sottrazione come atto fondativo

Inaugurato nel 2007, l’acentrismo nasce come gesto radicale di sottrazione: un processo di disidentificazione dalla centralità dell’ego e dai suoi automatismi percettivi, emotivi e simbolici.
Non si configura come poetica formale né come corrente stilistica, ma come metodo-paradigma operativo, orientato a liberare l’atto creativo dalle strutture accentranti dell’io personale.

L’acentrismo non nega l’esistenza di un centro, ma dissolve gli ismi che lo irrigidiscono. È un esercizio di svuotamento consapevole che restituisce all’artista uno spazio interiore non reattivo, disponibile all’ascolto dell’immateriale.

Il processo si articola in quattro passaggi di coscienza.

Fase I – Reset | Sapere di non sapere

Fase di sottrazione radicale e di grattage concettuale e percettivo. Il linguaggio artistico viene eroso fino a perdere i propri automatismi; la forma è interrogata e privata delle proprie certezze operative.

Fase II – Intravedere

Emerge una prima percezione sovrasensibile, fragile e non stabilizzata. Non visione compiuta, ma apertura: una soglia della coscienza che richiede silenzio e sospensione del giudizio.

Fase III – Libero fluire dell’immateriale

Accesso a una creatività non deformata dalla personalità. In questa fase, l’arte digitale — priva di peso, materia e centro — diviene strumento privilegiato per una visione aspaziale e atemporale, in cui l’opera si manifesta come campo anziché come oggetto.

Fase IV – Fase Bianca | Autocoscienza

Stabilizzazione della presenza. L’opera non nasce più dall’intenzione o dall’identità dell’artista, ma è attraversata da una coscienza superpersonale.
L’arte diventa testimonianza di uno stato dell’essere stabile, condivisibile, non performativo.

OUT OF THE BLUE L’attraversamento dell’immateriale

Il ciclo Out of the Blue nasce dall’esigenza di indagare il vuoto non come assenza, bensì come campo saturo di possibilità, principio generativo e matrice causale della forma.
In dialogo profondo con la ricerca sull’immateriale di Yves Klein e con la tradizione rosacrociana, il blu è assunto non come colore, bensì come soglia iniziatica, spazio di transizione tra il visibile e l’invisibile.

All’interno di questo ambito si collocano le sette ricerche, laboratorio avanzato di esplorazione del superconscio, in cui l’atto artistico precede la forma e l’opera agisce come evento di coscienza.
L’arte cessa di essere oggetto estetico e si configura come condizione esperienziale, rendendo possibile l’integrazione dell’immateriale nella presenza incarnata.

ARTE DELLO SPIRITO – L’opera come operAzione

Dall’integrazione degli ambiti precedenti emerge l’ARTE DELLO SPIRITO, non come nuovo linguaggio, ma come modalità operativa permanente.
In questo ambito, l’arte non rappresenta: incarna.
Non comunica: opera.

L’artista agisce come individualità cosciente — Io Sono — unificando gesto, parola, forma e silenzio oltre la dialettica degli opposti.
L’opera diviene operazione: atto vivo che non descrive la realtà, ma ne manifesta una qualità di presenza.

In questo contesto, alcuni concetti fondamentali vengono ridefiniti.

Il superconscio

Non dimensione psicologica, ma campo acentrico e non reattivo, accessibile attraverso l’allineamento integrale dei veicoli dell’essere: fisico-eterico, emotivo, mentale e causale o dell’anima.

L’archetipo

Non simbolo da interpretare, ma struttura energetica operativa: matrice causale che informa l’opera e genera un campo coerente di presenza.

La funzione dell’opera

L’opera non trasmette né contenuti né messaggi. Non aggiunge significati, ma sottrae interferenze, creando le condizioni affinché la coscienza di chi la attraversa possa riconoscere la propria origine.

CONCLUSIONE

L’architettura creativa di Mya Lurgo restituisce all’arte una funzione originaria: essere soglia tra il visibile e l’invisibile, tra l’umano e lo SPIRITO.

È una postura di non identificazione, un invito ad attraversare la forma senza abitarla, a sostare nella soglia fino a riconoscere ciò che, in essenza, non ha mai smesso di essere.

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